Il torrente e il camoscio

maggio 16, 2021

maggio 16, 2021

Dalla cenere

sorgo con i miei capelli rossi

e divoro gli uomini come aria

 

Sylvia Plath

Avevo un pesce nel fiele

che mangiava le perle

di quelle collane che si rompono

quando le allacci.

Al suo funerale, un pazzo

mi ha squarciato il ventre con un coltello,

ma io non so pregare.

Mentre la nonna mi ricuce

dice che avrebbe tanto voluto essere un’attrice

della commedia francese.

Riesco a vederle le mutande.

 

 

Tenia un peix a la fel

que es menjava les perles

dels collarets que es trenquen

quan fas el nus.

A l’enterrament un boig

em va obrir la cintura amb un cúter,

però no sé resar.

Mentre la iaia la cus

diu que volia ser actriu

de vodevil francès.

I jo li veig les calces.

 

*

 

Mi hanno tirata fuori come una cipolla,

mi hanno dato un nome,

e bucato le orecchie.

 

Em van arrencar com una ceba,

em van posar nom

i em van foradar les orelles.

 

 

*

 

Mi riposi accanto come una montagna,

e nemmeno russi,

e nemmeno mi abbracci.

Certe notti, i ricordi

tornano su come un reflusso

e uno dopo l’altro

tu smetti di essere uomo

e sei letteratura.

 

 

Dorms al meu costat com una muntanya

i ni tant sols ronques,

i ni tant sols abraces.

Algunes nits, els records

pugen com rots de pair i,

l’un darrere l’altre,

deixeu de ser homes

per ser literatura.

 

 

*

 

Le vecchie suore

parcheggiate come sedie

sfamano le zanzare.

Per noi, pistoccus.

Una vergine in giardino

inciampa su un serpente.

Viscere come serpi

capelli come serpi

bacio di serpe.

Quando uccidi una zanzara

metà del suo sangue è il tuo.

 

Sardegna, estate 2010

 

 

 

Les monges velles

seuen aparcades com cadires

i donen molles als mosquits.

A nosaltres, melindros.

Al jardí una verge

trepitja una serp.

Els budells com serps.

Els cabells com serps.

Fas petons com una serp.

Quan mates un mosquit,

la meitat de sang és teva.

 

Sardenya, estiu del 2010

 

*

 

All’Opencor le luci fluorescenti

rendono più belli,

e tu dicevi “Guardati! Hai gli occhi

di tutti i colori!”

E li ho spalancati ancora di più,

perché potessi vederli meglio.

 

A l’OpenCor els fluorescents

afavoreixen,

i tu vas dir “Mira! Els teus

ulls són de tots els colors”.

I jo els vaig obrir més,

perquè els veiessis millor.

(Irene Solà, trad. di Cecilia Monina, da Bestia, Italia Pequod)

maggio 16, 2021

a L.V.

Perché non c’è pericolo
nel tuo amore
che ci espone alla nuda
luce,
perché la conoscenza è radicale vigilia
dell’altro
e chiede: “Dove sei?
“Dove vivi?”
“Cosa tocchi?”
Perché ogni opera non è
che gratitudine.
Perché è un luogo spazzato
e solo
il luogo delle interrogazioni,
perché distilla uno strumento
sufficientemente delicato
per non spaventare la nostra
carne umana
che trema ai soffi
e alle voci e resiste
ai bisturi.
Perché è ancora tutto
da dire
e insieme
già tutto detto,
perché sappiamo insieme
e l’universo è tutto
tutto abitato
mirabilmente.

(Chandra Livia Candiani, da La bambina pugile, Einaudi 2014)

da Nuovi misteri

marzo 31, 2021

Non c’è nulla che mi piacesse tanto quanto staccare i biglietti e indicare il posto alla gente. Già alla scuola elementare preparavo per il maestro la distribuzione dei posti nei banchi. Ma durante il Protettorato mi accadde una cosa che definii strana.

                 HRABAL

2.

Interruppero le trasmissioni.
Sulle reti nazionali apparve
una composizione di volti
perentori e sconosciuti.
Parlavano senza inflessioni.
Il giorno inondava i tetti
della stessa luce.
Nei dispositivi dominava il rosso,
con il nero lampeggiante dei titoli.
Presto smisero di funzionare.
In ragione dello sciopero i negozi
erano chiusi e tali restarono.
La circolazione radiale
sulle prime non sembrò diminuire
ma già dalla sera i soli veicoli in transito
recavano targhe militari o diplomatiche.
La finale di tennis venne sospesa
e uno dei tennisti, probabile vincitore,
ancora ignaro dei fatti,
lasciando lo stadio scuoteva la testa.

16.

Un violento rovescio ci ha svegliati
e pareva di sentire una sirena.
Ancora inebetito dal sonno e come quando
sognando si realizza un vero desiderio
ho pensato a un avviso di contraerea.
Anche un massacro è un sogno possibile
ed è forse preferibile lasciarlo parlare
prima che inquini la veglia.
Ieri un conoscente tentava di spiegarmi
il desiderio che a volte prova mentre fuma
di accendersi un’altra sigaretta.

35.

Tra i miei vicini non figurano oplìti,
né circensi che dal trapezio delle scale
si esercitino al volo. Essi scavano gallerie
nelle cantine, e progettano giacigli
per imperatori, ai quali bramano
di sottomettersi. Sospetto tuttavia
avranno presto problemi con la legge
che mai potrà concedere
tale genere di condoni.
Una volta messi al bando dalla città
non resterà loro che simulare un esodo
e già la vedo prosperare
questa nuova civiltà di fedifraghi.

53.

Occorre spiegare che, penetrando nell’edificio,
non si ha l’impressione di entrare,
bensì di avere acceduto a un altro esterno,
che a sua volta conduce a un terzo fuori,
e così via. Si potrebbero raffigurare
giardini inversi, gazebo speculari,
addirittura labirinti di un solo ambiente
ma non sarebbe che una convenzione
della nostra mente bifronte.
I guardiani di questo edificio
ignorano infatti il concetto di tempo
per come lo abbiamo rappresentato,
tanto che leggendo queste parole
essi non le comprenderebbero.
Nondimeno dire entrare, o uscire
è tollerato in quanto credenza;
ma farlo no, farlo è impossibile.

61.

In un certo romanzo, un uomo
è vittima di un complicato raggiro.
Accortosene, lo assale la vergogna.
Non informa nessuno, tantomeno sua moglie,
né chiede aiuto al più fidato degli amici.
Tenta, con mezzi sempre più poveri,
di cavarsi dagli impicci, ma più si adopera
e più strettamente le trame del raggiro
lo stringono. Allora prende a nascondersi,
si rende introvabile, gira per la città
come un estraneo, poi si trasferisce
e sotto falso nome tenta, come si dice
di ricominciare da zero; e ben presto
della vita di prima salva solo il raggiro.

Raimondo Iemma

Eros, figlio di Penia

marzo 31, 2021

Il testosterone fa incandescente
il tungsteno nelle plafoniere,
spacca i condotti delle serpentine
dentro le celle frigorifere;

una fame millenaria, da rettile,
va braccando orme su una calzamaglia
dai soffici pendii, risale il collo
liscio lucente della studentessa;

un branco irsuto sono gli occhi, in cerca
di preda, l’asfalto scotta, si scollano
i grappoli sul petto delle strade;
i sistemi di allarme dell’amore

suonano all’impazzata, ma io fingo
di dormire: so che fine abbia fatto
il sepolto vivo per sbaglio, quando
riprese coscienza e si spaccò i denti

sul silenzio zincato.

(Guglielmo Aprile, da La strage degli aquiloni, Robin Edizioni 2019)

Lamento di Manrique

marzo 31, 2021

Quel gran figlio di puttana
lo ha sempre saputo,
anche se non l’ha mai detto.
I fiumi non sono la vita perché vanno verso il mare,
ma perché sono sporchi e profondi.
E non tornano mai indietro.

Antonio Praenda 

Da Historia de un alma

Granada 1973

Trad. Alessandro Brandolini

Anatema

marzo 31, 2021

I miei sogni erotici sono stati ammalati dal potere

 

nonostante il non potere

 

nonostante il bello del settantasette

i miei sogni erotici sono stati violenti

 

Dal settantasette al settantanove la violenza è bella

 

sono incubi erotici

 

dove subisco violenza

 

il potere ha violentato il mio sogno erotico

 

il mio sogno erotico violento incestuoso

 

In sogno sono una fedra luperca

 

in sogno sono una elettra che succhia odio e sputa vendetta

 

in sogno sono una mirra lagrimosa

che geme sangue e smegma

 

Se di odio candido è fatto il mio erotismo

 

io rifiuto il mio erotismo

 

io non voglio amare

 

io voglio avere il non potere amare

 

Qui c’è una storiaccia putrida

 

da vecchio millennio

 

una storia trucida di incesti

piccolo borghesi e agresti

 

una squallida congiuntura tenace da non ricordare

 

Il non ricordo è la forza del non potere

 

 

Mi rinchiuderò nel recinto di Dio

 

e farò di tutto per dimenticare

 

e farò finta di non vedere questo:

 

Mi parlano solo di morte e di soldi

 

come se il rumore dei secondi attutisse la campanella della prima

 

morte e soldi

 

dagli anni ottanta ad oggi

 

come stessero sullo stesso piano

 

come potessero annullarsi a vicenda

 

 

Noi del baby boom siamo nati nell’età dell’utopia

 

siamo cresciuti come avessimo in mano la chiave del futuro

 

la soluzione dei problemi della vita

 

la soluzione dei mali del mondo

 

Noi del baby boom pensavamo che la rivoluzione era in atto

 

che il cattocomunismo fosse giusto e quindi vincesse

 

che la famiglia finisse

 

la religione finisse

 

lo stato borghese finisse

 

la fantasia cominciasse

e non finisse

 

l’arte

sommo bene e bene sommo

trionfasse

 

le donne fossero libere come gli uomini

 

i bambini liberi come gli adulti

 

la povertà non si vedeva

perché non c’era

 

si credeva

 

Si vedeva tanta roba a prezzi bassi

 

bollette basse e adulti al lavoro

 

Noi del baby boom siamo invecchiati presto

 

noi bambini adulti obesi

 

abbiamo paura

 

Correre correre

 

verso ciò che si era creduto

che finisse

 

precipitevolissimevolmente

 

Rosaria Lo Russo

marzo 31, 2021

ogni cosa
ogni cosa è già stata scritta quindi
ogni cosa è
ma non vuol dire nulla perché ogni parola è cosa ogni cosa è detta nell’ombra sta aspetta e appena la
[maledetta cade fuori
dalla nostra bocca imperfetta ci culla afferra il nostro peso lo afferma cancellandone le forme dice che è
[vero il vero anche se no anche se tutto si vede non è ha colore
del nero abisso addosso ci resta veste i nostri nessi di quel vero coraggio per quanto nero sia sincero nel
[moto della menzogna appare
sempre lo ripete sempre ci svuota sia o meno il nostro volere ci crea vita attorno la smonta la ricompone
[afferma quanto sia vera pur calata
dentro il nero colore gli aggiunge valore ogni tanto ci rende leggeri dentro il nero affondati coscienti del vero
[incoscienti

(Sergio Rotino, da Narrazioni, Seri Editore 2021)

Diluvi

marzo 25, 2021

Che volume possiede questa goccia? Vai a saperlo
e allora farò così stanotte, prenderò un bicchiere
e conto il numero di gocce che ci vuole a colmarsi
In un’ora, ci scommetto, è quasi fatta, in un giorno
una bottiglia da un litro si empie di gocce
L’impensabile è così, con il tempo diviene fondato
Per non dire del suono che questa goccia fa, non c’è
modo di ritrarlo in qualcosa, il suono non ha peso
non ha ingombro, non è astruso, per non dire
del perché e per come questa goccia cade e io anche
cadrò, basterebbe smontare il rubinetto, metterlo nuovo
ed è fatta, Niente goccia, nessun suono, solo acqua.

(Adelelmo Ruggieri,  La città lontana. Poesie 1993-2009, Marcos y Marcos)

marzo 25, 2021

Un piccolo passaggio divideva le due stanze
In quel punto malsicuro sbarcava la ripida scala
Aveva cinque anni il bambino, non si rendeva conto
Quando s’arrampicava a notte fonda tra di loro
Che uno stava col sonno suo leggero a controllare vigile
La domenica poi, le nove passate da un pezzo
Mosso dall’affetto il padre aspettava che il figlio si destasse
Per fingere lui di essere destato

(Adelelmo Ruggieri,  La città lontana. Poesie 1993-2009, Marcos y Marcos)