Uccelli

novembre 30, 2018

due mettono su famiglia
hanno un figlio
per lungo tempo sono innamorati
una notte giacciono
nel loro letto
lei si alza
dice che se ne va
nel dormiveglia lui non sente bene
richiude gli occhi
lei vola via dal balcone
muore
senza spiegazioni e senza essere capita

Beloslava Dimitrova – La natura selvaggia – Arcipelago Itaca Ed., 2017

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novembre 30, 2018

Piove

dove avevi
bagnato

E adesso siedi
accanto a dio nostro
padre

Doneremo il
respiratore
all’ospedale

I super pannoloni
agli anziani

Non ci resta che cambiare
la fiat doblò
per handicappati

con una mini

(Alessandra Carnaroli)

Notturno – Omaggio

novembre 30, 2018

Rito minuto
ogni sera il tuo cuore
si toglie le scarpe
e s’infila dentro me.
Facoltà umana
di scavarsi una nicchia.

Chiara Rizzolo

Niente

novembre 30, 2018

È questo che porti arrotolato
con cura, piegato
in quattro, alla rinfusa
sgualcito spiegazzato
ficcato ovunque
negli angoli più oscuri.
Niente da dichiarare
niente
devi dire niente.
Il doganiere non ti capirebbe.
La memoria è sempre un contrabbando.

Bartolo Cattafi

Luce lenta

novembre 30, 2018

Il buon senso lo suggerisce:
quando arrivammo sulla luna
nessuno alle cascate dell’Iguazù
lo venne a sapere, anche chi
passò tutta la notte a naso in su.
Perché meravigliarsi se nessuno
ascolta i propri vicini litigare,
piangere la notte i propri figli?
Trovo di buon senso perfino
non ascoltarmi in pieno giorno.
La verità tarda sempre ad arrivare
lenta come la luce di una galassia
appena nata

Giuseppe Ferrara

Roc / Roccia

novembre 30, 2018

1
Au moment de toucher terre
je fus changé en pierre.
Les toutes dernières vagues
m’ont ici fiché dans le sable.

1
Non appena toccai terra
fui tramutato in pietra
Le ultime ondate
mi hanno fissato qui nella sabbia.

*

2
Une clairvoyante colère m’a installé
dans les trois minéraux du granit.
L’humeur de la mer et des vents
selon les jours me fait rire
ou devenir ombilic divin.

2
Una collera lungimirante mi ha collocato
nei tre minerali del granito.
L’umore del mare e dei venti
a seconda dei giorni mi fa ridere
o diventare ombelico divino.

*

3
Je casse et romps.
Je ronge mon projet et resserre ma folie
sur mon cœur noir.

3
Io mi fracasso e spezzo.
Raffreno il mio progetto e ripongo la mia follia
nel mio cuore nero.

*

4
Cœur noir
je suis porté au-delà de moi-même
à résister à toutes, à tous
et à la papillote du moi.

4
Un cuore nero
che al di là di ogni mio volere
mi spinge a resistere a tutto
anche al mio narcisismo.

5
Au ressac du soir
mon ombre étirée garde
des récits roulés dans des algues.
Eberlué je les consulte et jamais ne dors.

5
Nella risacca della sera
la mia ombra allungata
raccoglie racconti impigliati tra le alghe.
Con stupore li esamino e non dormo mai.

*

6
A marée montante
je côtoie voluptueusement la nostalgie
me désirant malgré tout
des fémurs légers et un bassin de bois.

6
Con la marea montante
mi abbandono voluttuosamente alla nostalgia
sognando malgrado tutto
dei femori leggeri e un bacino di legno.

*

7
Fuyant pillages et incendies
j’avais vogué et vogué,
mon rafiot de planches fut mon corps droit;

j’eus aussi un corps gauche,
celui où je rangeais mon ombre
lorsque j’étais amoureux.

7
Scampato a saccheggi e incendi
avevo a lungo navigato,
la mia barca di tavole fu il mio corpo dritto;
ebbi anche un corpo sghembo,
quello dove rassettavo la mia ombra
quando ero innamorato.

8
Nageant dans la douzième tempête
je devins semence d’un dieu;
la nuit juste avant de toucher terre
les courants m’ont réuni en un seul homme.

8
Incappato nella dodicesima tempesta
divenni semina di un dio;
la notte prima di toccare terra
le correnti mi hanno riunito in un solo essere.

*

9
Sur cette crique je suis en deux,
je suis seul à l’éprouver
car j’aime prendre en main les deux pôles.

9
In questa baia io sono in due,
sono il solo in questa condizione
perché amo prendere in mano entrambi i poli.

*

10
Je suis divin, racine du mimosa fleuri
et graine du genêt derrière la dune,
tous deux surgis de l’eau salée:
d’ailleurs ma forme est durablement scindable.

10
Simile a un dio, sono radice di mimosa fiorita
e seme della ginestra dietro la duna,
ambedue nati dall’acqua salata:
d’altronde la mia sostanza è perpetuamente separabile.

*

11
Je suis en deux et vins ici me poser
comme deux cubes célestes
en un seul rebond.

11
Io sono due in uno e con un solo balzo
sono venuto a posarmi qui
sotto forma di due cubi celesti.

(Yves Bergeret, traduzione di Francesco Marotta)

Bianco

novembre 24, 2018

Un tempo, mi capitò di giungere mentre attendevo.
Ebbe la consistenza di un sogno che faceva finta di nulla.
E la fragranza del pane, quando è appena sfornato.
Non vi era niente di così lontanamente umano
come pietra sopra pietra, o chiavistelli dietro un’entrata.
Soltanto il bianco lasciava al permanere il compito
di convincermi. Il peggio era ormai passato.

 

Francesco Dal Corso

novembre 24, 2018

le strade sono inventate

il mondo dov’era

come

arredato di vie

e viali corsi e caratteristiche

piante

stradali domestiche decorative

se il mondo non c’era

se non per altre galassie

tutto un altro pianeta si dirà

per mappe architetture miti

oggetti stature corrispondenze

allora occorrerà comparare

ma da dove, seduti dove

e a partire da come

che documentazione e

a che distanze farsi domande

a che limitazione temporale

puoi concederti spazi e potrai spaziarci

a chi attribuirne la creazione

a poche pochissime altre istanze

all’ombra di un solo breve

nome per mano

 

Giampaolo De Pietro

la dura carne

novembre 24, 2018

Niente sarà come quell’amore fatto di pomeriggio
nessun crepuscolo così poco
spaventoso come quello atteso tra le lenzuola
l’odore della polvere spento nelle ascelle.
Ad aprire gli occhi apparivano ancora le arance
il calore sigillato alla schiena
a guardare in alto c’erano gli occhi chiusi
la dura carne adolescente.

Sergio Pasquandrea

A una poesia non ancora nata

novembre 24, 2018

Davanti a un tè ci domandiamo perché scriviamo poesie.
Dieci persone le leggono, in ogni caso.
A tre non piacciono
per partito preso.
Tre provano un vago struggimento
ma devono pensare ai rubinetti che perdono
e al traffico cittadino.
A due piacciono
e non avrebbero problemi a dirtelo,
ma non sanno come.
Un’altra è tutta presa a preparare domande
sulle facili ironie
e sulla politica dell’identità.
La decima si chiede
se porti le lenti a contatto.
E noi
corrotti come chiunque altro
da un mondo assuefatto
ai carboidrati
e alle parole,
brancoliamo ancora
fra tramonti, metrica e
schegge di speranza
per un istante
liberi
dal terribile contagio
dell’abitudine.

Arundhathi Subramaniam

Da:  L’India dell’anima – Antologia di poesia femminile indiana contemporanea in lingua inglese (Le Lettere, 2006)traduzioni di Andrea Sirotti