La neve dell’anno passato

maggio 15, 2017
Procùrati carta da macchina
prendi un foglio dopo l’altro
e copri il tavolo
la sedia
il termosifone
il pavimento
tutto ciò su cui
può stendersi un pezzo di carta
sino a rendere bianca l’intera stanza
Poi adàgiati sul posto residuo
copri te stesso
chiudi gli occhi
e col pensiero alla neve dell’anno passato
riposa un istante.
(Jiři Kolař, tradotto da Angelo Maria Ripellino in Saggi in forma di ballate, Einaudi, 1978)
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apofasi

maggio 15, 2017

In morte di Yves Bonnefoy e Valentino Zeichen
e per Dacca, 02.VII.2016

Un poeta ha un tronco due mani
organi pari e dispari in piena regola
qualcosa di ignoto nell’area di Broca
e forse un’emorragia che non si arresta
in qualche tratto fra la bocca e il nulla
ma per il resto niente di anomalo
che possa risultare da un referto.
Un tempo le teste mozze dei poeti
seguitavano a cantare galleggiando
già lontane dal corpo in tranci.
Oggi i poeti preferiscono tacere
è l’unica cosa ragionevole da fare
ci sarà pure qualcuno capace
di smagliare il silenzio.
Tacciano i poeti
anche di fronte alla morte
la propria come l’altrui
le parole si facciano piccole
cadano stecchite le ali.

 

(Sergio Pasquandrea)

14-18

maggio 15, 2017

A volte mi illudo di afferrare i nessi tra le cose:
mio nonno in trincea a diciassette anni
che scrive versi d’amore ignaro
che l’inferno doveva ancora venire.

Lui vivo e tutto il resto perduto
a cominciare dalla bambina
sepolta in Istria con sua madre.

Di notte stabilisco i nessi tra le cose
rivedo un vecchio esitare sulle scale
scambiare il buio con l’acqua

fare di sé stesso un grumo
di vestiti e vetri, un’ultima volta
per provare a rovesciare il male.

 

(Antonella Anedda)

Exilium = 0-2014

maggio 15, 2017

..plenum exiliis mare, infecti caedibus scopuli.
Tacito, Historie

Oggi penso ai due dei tanti morti affogati
a pochi metri da queste coste soleggiate
trovati sotto lo scafo, stretti, abbracciati.
Mi chiedo se sulle ossa crescerà il corallo
e cosa ne sarà del sangue dentro il sale,
allora studio – cerco tra i vecchi libri
di medicina legale di mio padre,
un manuale dove le vittime
sono fotografate insieme ai criminali
alla rinfusa: suicidi, assassini, organi genitali.
Niente paesaggi solo il cielo d’acciaio delle foto, raramente una sedia
un dorso coperto da lenzuolo, i piedi sopra una branda, nudi.
Leggo. Scopro che il termine esatto è livor mortis.
Il sangue si raccoglie in basso, si raggruma
prima rosso poi livido infine si fa polvere
e può sciogliersi nel sale.

 

(Antonella Anedda)

finestre

maggio 15, 2017

Sono gravidi di quelle transumanze dal fascino remoto

gli istanti o i tempi lunghi delle tue finestre,

quelle di pecore impensate sull’asfalto

verso uno stabbio calmo, prossimo al fiume,

ad un altro passaggio, senza furia di tempo,

in cui restiamo, in cui non ci perdiamo.

maggio 15, 2017

Quale lingua nella distanza
delle case o delle
voci scampate alla sera
tutte chiuse in
un solo polmone, tutte
senza vocali, strette
con un laccio alla gola,
dove nessuno più
aspetta e le strade
sono luci sfavillanti
e corse deserte,
bambini che guardano
chi presto scompare.

Mauro Germani – Voce interrotta – Italic Pequod 2016

maggio 15, 2017

Era fermare la notte
e trattenere il respiro
nell’acqua, sfiorare
l’armadio come un
pesce inventato
e con guizzi d’addio
e di fortuna passare
i muri di casa
trovare alghe e visi
d’erba marina,
e nelle narici un oblio
di sale, una vertigine
di aurore improvvise,
di coralli celesti.

Era fermare l’infanzia
in una terra di scali
notturni e fra le onde
alte del corridoio
salutare le camere
spente dove qualcuno
dormiva o forse
amava in silenzio,
come un marinaio
perduto che lascia
la vita in una bolla
di schiuma, fino
all’ultima corrente,
all’ultimo soffio
di voce.

Mauro Germani – Voce interrotta – Italic Pequod 2016

Alta Loira / Loire haute

maggio 13, 2017

maggio 13, 2017

Prendiamo della carta chimica e scriviamo
sopra i nomi dei padri e poi li cancelliamo
grattando, incendiandola
per non lasciare le tracce.
I nomi dei morti non sono mai
stati veri. È tellurico, allucina.
Nel sangue è il vero nervo e vibra
fustigatore cieco e eroico
dall’interno, fatto d’oro. I bambini
fanno aderire le conchiglie agli orecchi
per ascoltare le profezie: queste utilità.
Lo sanno, impongono al regno il gioco
che vogliono: fare aderire il fosforo alle piastrelle
nella cucina o la calce sul pelo dei topi,
attendendo nella presera l’ombra dell’uomo-ratto
e svanire come piccoli fantasmi.
Urlano sempre che non ci sono stati.
Un sentimento oscuro vibra, vortica
e gli arcaici otturano le vene.
Così chiama la carne umana.
Dentro quel turbine si ricompongono le tracce,
i frammenti di carta chimica si ricompongono,
ricompaiono i nomi dei padri
e urlano con una gloria di ottave i piccoli fantasmi
che saranno nuovamente i bimbi.
Ma i danni frontali, i tumori, la eradicazione
dei denti… La tenerezza di questi custodi.
Non c’è più padre.
Luce di nessun secolo vai.

Giuseppe Genna

maggio 13, 2017

Hanno trovato una ragazzina in un bosco del fiume
in entrambi i lati una bolla di putredine
verso l’ansa erano tutti i respiri
trattenuti e io sto
davanti a un relitto secco e standard
violaceo con il legno dello sterno che si alza
immensamente convesso, l’ansia,
la curva del corpo che lascio
stare, l’acredine delle macchine
che gira secca, fa immenso il giro
del respiro ed è la moltitudine delle poiane
placide che si innalza lentamente
a fare male ai mondi interi
ai mondi ai candidi ai tristi
artigli ripiegati come alle polonie
certe bambole contente di anni addietro
la parola feroce la parola vorace
la parola marchiata la parola fugace
la parola incisa la parola ardita
la parola che turba la parola che oblia
la parola connessa la parola cretese
la parola parola
cresce in te a un intrico amore che attende questo:
tersità, strano, morituro ora

Giuseppe Genna