febbraio 22, 2018

l’amore passa sempre dalle scale
bagna la riva della tua porta
scappa dopo aver suonato
i capelli un vestito corto e le infradito
s’affacciano alla tromba
il suono ruzzolante della mia corsa è già via
nel mio appartamento sbatto il portone
il portiere alza lo sguardo e tu pronta
a imbucare la veste fiorata tra le cosce
fin quando non si rintani nel gabbiotto
l’amore viaggia sempre su più piani
ma lo travesto da scherzo
purché tu muova due passi verso me

 

Paolo Castronuovo

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Interno

febbraio 22, 2018

Io che ogni giorno leggevo Interno
scritta a matita sopra la cassapanca
ma non te lo dicevo, passava un mese
e nella luce della casa le parole sembravano
più chiare, sempre più immaginabili
in un corpo, un movimento come se lì dentro
da stanza a stanza sentissimo già a piedi nudi
nostro figlio urlando corrilo, corrilo sempre
questo rischio e ci bastava per dormirci accanto.

 

 

(Andrea De Alberti, Dall’interno della specie, Einaudi)

Sediba (sorgente)

febbraio 22, 2018

Precipitando in una grotta dalla quale non sarebbero più usciti
gli scheletri formano in un perfetto cerchio una famiglia.
A ritrovarli fu un bambino di nove anni, allontanatosi a giocare.
I corpi hanno talloni deboli, segno che gli ominidi
si arrampicavano ancora per mangiare o per difendersi sugli alberi,
i piedi fanno pensare ad una posizione eretta,
le braccia sono muscolose come quelle di una scimmia,
i pollici opponibili come il nord magnetico
che coincideva col sud geografico,
forse per via del ribaltamento del campo terrestre.

 

(Andrea De Alberti, Dall’interno della specie, Einaudi)

febbraio 19, 2018

Il pazzo, questo gran pesce scrollato,
cui si fa spalancare la bocca a forma di sì.
F. Leuret

Faheem nuota nel corridoio da millenni.
Alle tre di notte mi sveglia, rovista tra i capelli, danza con le mani appese al collo, prende le mie,
le stupisce di una notte scavata nella notte : è maggio.
Alle quattro ridiamo sulle parti superiori del viso : abbiamo dieci occhi per sopravvivere agli eventi,
ci avventiamo sulle ombre.

Nel tunnel i dormienti hanno camici bianchi e pantaloni verdi, si scostano per il sonno,
dicono : andate.

Ma di quanta acqua
c’è bisogno per fare un deserto? Di quanto – di quanta acqua, di quanto deserto

Faheem non può ascoltare : l’interno musicale gli ha strappato la testa : Faheem
può cantare, può fumare la lingua fermando la lingua degli altri, Faheem può mancare, Faheem
ha i piedi scalzi e i pantaloni di chi non gli ha contato le ore. La materia si è spalancata in un abisso.
Faheem piscia sui muri, alza le braccia e prega, Faheem attraversa in volo
il volo del mondo che non ci fa mondo, Faheem scappa dal reticolo e dice vieni.

Binary code 0010001111001001
There was a boy in the Santa Clara Park. He was there because of –

La voce cade : la follia è questa verità che s’incompleta, questa folla di macchinari e corporei,
queste bare che scavano tombe sui muri, che fanno dell’immortale un escremento odorato da millenni : quel fetore che dalle narici s’incolla al corpo e non raccoglie che briciole, e non fa muta la vita, e non muta e dice secoli e dice: tutta questa vergogna come un cumulo di cadaveri che restano fissi al muro. Con gli occhi pieni di pupille Faheem appoggia la sua testa alla mia sostanza chiara, entra nella stanza, danza
l’aria con le braccia. Lo allontanano : Non è questo il posto, qui non c’è posto.

Faheem legge Gramsci nella lingua di Shakespeare, Faheem nasce
con un bacio senza lingua.

****

Poi arrivano gli aerei di famiglia a medicargli i piedi, portano un libro da Londra, lui dorme e continua
a dormire. Parlano del grande freddo di una madre che ha visto i morti camminarle sui piedi, le mosche
attaccarsi alla pelle, i violenti che chiedevano tacere.

Faheem ha l’acqua nel cuore, gli aprono la carcassa per infilargli i tubicini, prelevano il veleno
antico dalla fonte. L’infermiere dice : tu non
ridere. Tu giagi dove noi non abbiamo distillati, tu porti la fame dei fratelli.

Il piccolo affonda tutte le pieghe nelle ruga del mondo, mi chiama con cento nomi diversi. E’ una crepa,
un’infinita distesa orizzontale in cui entro piano come nelle case di campagna : Faheem ha una città vuota
e un quadrato al posto del cielo: lo senti l’odore delle sigarette bagnate? Lo senti questo tanfo?

I ricordi restano piccoli oggetti posati sulla soglia. Le porte sono chiuse, la luce rossa
indica il proibito. Parla della sua terra, confonde le regioni, le sette lingue che non conosce, il padre
che copre la testa con un shāshiyya.

Madre, io non ho mai
avuto un padre che costruisse un copricapo : la mia testa è una bolla d’acqua, i pesci nuotano, mangiano
il concime seminato dalle donne.

Tutto è umido. Un idioma cade sulla rete.
Nella sera più lunga mi sanguina le parole, ci stacchiamo la fronte per diventare labbra : le circostanze buone di questo non esitare mai.
Faheem, la lettera è un bacio che non conosce grida. Ci separano. Sparandoci annunciano : ai vostri posti, piccole canaglie.

Esiste – madre -un luogo adatto al desiderio, esiste
un contatto tra le foglie, esiste
dove c’è
un conato – un nodo
che non esiste?

****

All’ora dei galli tagliamo una corda.

Faheem senza confini, Faheem senza bordi. La ricompensa è questo camminarci sulle radici, tirare
fino a che non troviamo : niente. Eppure : tirare, eppure
ancora : tirare.

Ora il padre ha un distesa di campi e di prati, la madre porta un velo, lui nasconde Gramsci sotto la nebbia.

DMT : una notte di Trento. I cani cadono sulle brutali : è il lucido di questo sfrigolare. Cade
Faheem, cadono
le voci, cadono i tempi, cade la noce che rigiravi tra le dita , cade
una musica dall’alto. L’elettricità del canto traccia i sogni delle uova che non abbiamo covato:

Something for the rag and bone man
Over my dead body
Something big is gonna happen
Over my dead body
Someone saw someone’s daughter
Over my dead body
This is how I ended up sucked in
Over my dead body
I’m gonna go to sleep
And let this wash all over me
We don’t really want a monster taking over
Tip toeing, tying down
We don’t want the loonies takin’ over
Tip toeing, tying down our arms
May pretty horses
Come to you as you sleep
I’m not gonna to sleep
And let this wash over me
Radiohead, Go to Sleep

***

I farmaci ti addormentano, indicano la via delle sillabe, la bava sul cuscino è una guida che ancora non fa terra. Mi arrivano le tue lettere, la tua scrittura trema. Ho una foto della tua vecchiaia : avevi ventidue anni e vivevi sotto il livello del mare : dove ammucchi le tue pietre, Faheem? Dove nascondi un vuoto che non sia vuoto?
Dove, Faheem, quando
si è spalancato il vento?

Firmandoti rispondi : yours, the Orange man.

__________________________
Mariasole Ariot
Essendo il dentro un fuori infinito

febbraio 18, 2018

Cercavo il segreto dell’altro.
Era quell’ostinarsi sulla carne
a spingerci lontano nel giorno.
Ovunque il tempo delle mani. In loro riposi la vista.
Scavarono in cerca della dimora.
Scavarono fino a ritrovarsi nella luce totale
quando la cecità è tiranna.

È lì. Fuori. È nell’altro che la nostra identità non serve.

Domenico Brancale
Per diverse ragioni
Firenze, Passigli Editori, 2017

febbraio 18, 2018

Asserragliato. Non muoversi più. Non temere più.
Non andare assolutamente a capo.
C’era questo nella dichiarazione.
Le coordinate di chi ha raggiunto il vertice, il punto.
Fu quella la volta in cui tutto si richiuse dietro di me.
La porta sulla stagione di un altro corpo.
E nessuno la apre. Di nessuno è la mano.

Domenico Brancale
Per diverse ragioni
Firenze, Passigli Editori, 2017

febbraio 18, 2018

Dove siamo stati corpi distesi è pietà delle ore.
Il dolore rimane in superficie.
Una frase si sottrae. La parola si rimargina.
Il silenzio smette di toccarci.

Qualcuno lava il viso del tuo avvenire.
Uno che ha mani per vederti.
Uno che condivide nebbia e trasparenza.

Domenico Brancale
Per diverse ragioni
Firenze, Passigli Editori, 2017

febbraio 18, 2018

Cercavo la quotidianità minuta. I gesti ripetitivi.
Tutto ciò che si dilata nella durata delle cose.
La complicità delle ombre. La luce della polvere.
I volti della natura morta in ogni distanza.
L’indistinto scricchiolio delle pareti. La forma dell’aria.
Le voci dentro. La materia
dove solo il sangue sa penetrare sempre.

Domenico Brancale
Per diverse ragioni
Firenze, Passigli Editori, 2017

febbraio 18, 2018

Ma c’è nel sangue un sangue che defluisce leggero
verso la dimora del bene. Un uomo nell’uomo
oltre la bestia. Oltre la clausura.

Dev’esserci una mano nella mano senza più colpa.
Indifesa. Fuori dalla stretta.
Sul volto appena nato nello specchio della tua luce.
Sì. Per le stesse ragioni. Ora è qui.
Poiché si rivolta. Si affida.

Domenico Brancale
Per diverse ragioni
Firenze, Passigli Editori, 2017

febbraio 18, 2018

Se i muri potessero parlare mentirebbero.
Frantumata la menzogna – le atrocità della lingua
nel pianto si raccolgono i volti.
Acqua ferma nell’acqua.
In noi uno si vivifica.
Un’ombra si ritrae. Si raccoglie nella polvere
nella risaputa inconsistenza dell’intonaco.
Viene giù tutto. L’immagine. Il colore è spento.
Resta una traccia di quello che sarebbe stato un affresco.

Tastiamo la memoria. Ma è notte. Notte della memoria
della stella che mi spinge fino a te.

Domenico Brancale
Per diverse ragioni
Firenze, Passigli Editori, 2017