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novembre 23, 2017

Accade di reggere la croce
come ventotto cardini la porta
di varcare la soglia fino al bosco
dove cresce la parola
ed ogni varietà di fiori
erbe alberi cespugli
il legno inchiodato sulla spalla
a sgravare parti prematuri
come una pena
che la sostieni e soffri
se l’abbandoni pure.

Accade che sia merda
rifiuto scarto spazzatura
che sia un assurdo e una vergogna
che taluno legga ascolti pensi
che a qualcuno possa mai
appena un poco interessare
quella cosa penosa
ridicola noiosa
la summa d’inutilità fatta parola
di uno scritto in versi.

Loredana Semantica – L’informe amniotico – Limina Mentis, 2015

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Fili

novembre 23, 2017

I grandi pascoli hanno recinti elettrici
perché le bestie vecchie stanno buone,
ma i manzi giovani fiutano sempre acqua più pura
da qualche parte altrove. Ciò che sta oltre i fili
li manda a massacrarsi contro i fili,
contro la scossa che gli strappa i muscoli.
I manzi giovani invecchiano da quel giorno
barriere elettriche ai loro sensi immensi.

Philip Larkin

Regìe senza films

novembre 23, 2017

La gente è perfettibile.

La gente è migliorabile.

La gente non è male.

La gente cammina in modo innaturale.

Sembra mettere un piede

davanti all’altro meccanicamente

senza un vero movente.

La gente si muove con troppe movenze.

(gli è stato detto ma non gli è chiaro

non gli entra in testa che è un documentario)

La gente non sa stare al suo posto

perché ha un certo talento non richiesto.

La gente guarda in macchina

oppure non ci guarda non guardandoci

con fare quasi sospetto:

tergiversa gironzola fa la gnorri fischietta

si gratta si scrocchia una falangetta

dietro la schiena intreccia

le mani nella classica

posa della vecchiaia

………………………..certa gente

assume una posa da intenta a qualcosa

finge interesse per una qualunque

cosa modestamente interessante

fa finta di fare

finta di niente fa l’indifferente.

La gente se la guardi fa una faccia

da passante di lì per caso

da gente scambiata per altre persone.

Si indica stupendosi del fatto

di come mai ci si rivolga a lei

proprio a lei che passava di lì per caso?

La gente se la guardi nella faccia

la gente fa buon viso.

La gente se la guardi fa una faccia.

*

(sorrisini, mossette, altri mezzucci)

Impara a menadito il repertorio

delle improvvisazioni.

(sotto mentite spoglie e veri nomi)

La gente ha i suoi problemi.

*

La gente è inverosimile.

La gente è incorreggibile.

La gente non è normale.

La gente come gente

è amatoriale.

(la gente si fa anche

doppiare per parlare

con voce superiore

all’originale)

(Luigi Socci)

La jeune fille

novembre 22, 2017

La jeune-fille ha progetti per il suo futuro

vuole che sia uguale a questi giorni

che le basta poco per dimenticare ogni dolore

e io penso che non sia giusto convincerla

che le cose spesso ci sfuggono di mano

oggi, per esempio, è vestita elegante

c’è il sole e lei che non ha mai letto Eliot

non sa che aprile è il più crudele dei mesi

la primavera è un suo diritto, perdio,

e non ha dubbi al proposito

non dubita neanche che prima o poi

incontrerà qualcuno per cui contare qualcosa

e le dica amore mio anche se le cose vanno male

poi magari non saprà cosa farsene

e resterà sola davanti alla felicità

dimenticherà quello che vorrà

e qualche volta si stupirà ricordando il volto

del primo ragazzo per cui non ha dormito

ora pensa che questo non accadrà mai

ma non è giusto convincerla

che nessuno amore e nessun dolore dura per sempre

e spesso si è felici o infelici senza che ce ne sia motivo

appoggia il volto sulla mano

e mi guarda scrivere una poesia che a cinquant’anni

è ciò che resta di uno che alla sua età

aveva progetti per il suo futuro

non voleva questo?, mi chiede

sì, era questo che volevo

solo questo

(Emilio Piccolo)

novembre 17, 2017

Lunghe, lunghe giornate.
Il sangue implacato urta il sangue.
Il nuotatore è cieco.
Scende attraverso piani purpurei
nel battito del tuo cuore.

Quando la nuca è tesa
Il grido sempre deserto invade
una bocca pura.

Così invecchia l’estate. Così la morte
Circonda la felicità della fiamma
che trema.
E noi dormiamo un poco. La nota si
Risuona a lungo nella stoffa rossa.

(Yves Bonnefoy, da Seguendo un fuoco, trad. Fabio Scotto)

Della difficoltà di acchiappare una mosca

novembre 17, 2017

La difficoltà di acchiappare una mosca
è dovuta alla complessa composizione del tuo occhio

È il più simile all’occhio di Dio

Attraverso una rete di minuscoli ocelli
può osservarti da tutti gli angoli
sempre pronta al volo

Sembra che il grande occhio della mosca
non distingua i colori

Probabilmente non distingue nemmeno fra te
che cerchi di acchiapparla
e i resti putrefatti su cui si posa

Rómulo Bustos Aguirre

L’ospite

novembre 17, 2017

Scrivi d’insonnie, di sonorità perdute.
Tu puoi ascoltare l’ortica e il caprifoglio
mentre crescono lungo i fossi; seguire di soppiatto
la lepre timida che salta nel cespuglio
o fissare la vipera prima dello scatto.
Eppure non ti è permesso entrare in città, se non
girovagare presso le mura;
essere l’ospite che mostra di sbieco
il suo lasciapassare.
Ti mozzeranno la lingua con un colpo,
la daranno in pasto alle larve senza lingua
per mutarla in altra lingua. Solo i dispersi
ti presteranno ascolto.
O coloro che in silenzio
procedono sul bordo.

(Luigi Manzi, da Fuorivia, Edizioni Ensemble, 2013)

Perché non recrimini di un silenzio

novembre 16, 2017

oglimi il peso, marzo
fammi uscire dall’incavo della pietra
il piccolo seme seccato dall’ombra

se gli dessi una convinzione di aria aperta
se vedesse che atmosfera di sbocci
se si esaltasse a steli levati la roccia
per essere la sua rotonda passione

che terra avrei nelle mani
che radici mi farebbero aggrappare!

ma i fiori non raccontano leggende
hanno piccole storie di stagione
quando ascoltano dal plin della goccia
sul bavero della foglia
di quel seno trasparente
darsi forma nella bocca

quella bocca scoperta prigione.

(Ferdinando Giordano)

Chiunque busserà alla porta non avrà le tue mani

novembre 16, 2017

Eri dietro le mani. Tu entravi, ma prima
le mani ricavavano spazio: la tua aria una nicchia
nella camera e la poltrona subito.
Quella poltrona bassa e consunta era votiva. Seduta,
crollavi da un’altezza celeste. Da una volta
solo tua. Sulla pelle grattata eri santa, ma di più:
madre angusta e minuta, quasi finita.

(Ferdinando Giordano)

Bell’anima

novembre 16, 2017

Quando si manifestò il cordoglio del deserto
la pozza era ormai allo stato di fango secco
e gli Angeli, poco meno che bachi,
nel bozzolo alla foce emettevano vapore.
Non c’eri tu, ma tu eri già la duna alzata dal vento.
Già una scia diceva il cammino e già
un respiro di metano raccontava che avresti
posseduto macchine e crisantemi.
Il ghiaccio si faceva continente e tu
fuori dal perimetro della neve eri leggerezza.
Quando la pioggia tornerà sul deserto e la pozza
riaprirà il suo abbeveratoio conteso
un nomade piegherà il lungo collo
alla vista del nuovo frumento. Seguirà il sintomo divino
da cui proviene – brivido di carne benedetta
scossa in ogni tendine – e prenderà per il fieno
almeno un puledro.
Tu sarai nel crine del vento, sarai il crine
e lo zoccolo della tormenta.
Quando – e solo allora – farai del pube una miniera,
verranno santi e diavoli tremendi
ed ognuno vorrà averti nella sua casa di frontiera
ma in nessun caso l’anima, per l’acuto mestiere
di doganiere, cederà di un palmo al tranello della questua.
Sii fiera del riso di oggi, sii fiera del respiro leggero.
Sarai fiera più che l’agnello.

(Ferdinando Giordano)