Scrive del pensiero ossessivo nel pochissimo tempo
lasciatogli libero dal pensiero ossessivo:
esso impone che non si pensi che a esso,
non alla sua gran forma ai cartesiani comandi,
ai suoi contenuti poveri
spezzanti sulla polvere della povera terra.
Scrive del pensiero ossessivo nel pochissimo tempo
lasciatogli libero.
Caratteristica del pensiero ossessivo è non potersi distrarre
mai,
non scendere dall’altopiano del letto,
dove s’avvita nell’aria mentale.
Primariamente il dubbio lo insuffla.
Intollerabile gli è la rinuncia
alla subitanea molteplicità contemporanea.
Sale piuttosto sul pianoro del letto,
s’avvita nella poltrona,
non essendo né qui né là,
dovunque essendo il dovunque
dal possibile creato.
Il possibile seduttivo nemico.
L’ozio ha ucciso
l’obbligo,
l’unico nemico dell’ansia.
Forte è questa angoscia della bramata libertà.
Forse ora cessa di scrivere del pensiero ossessivo.
Scrive del pensiero ossessivo
nel pochissimo tempo
marcio.
Inganno che il dubbio ossessivo si calmi
la notte.
Dorme sì qualche volta. Rinviene
forte alla secca tapparella aperta.
Evita il risveglio, prolunga il sonno
come un elastico.
Sta per poco celato sotto gli ori della
normalità. Rieccolo, ah.
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Unicamente l’alcool libera il petto
e la mente, privilegiate sedi
del tubo e del piombo, della nuvolaglia
che non caglia, della gramigna ossessiva
germinante come il verme solitario.
Alcool semiconvinta liberazione breve
catarsi ripetitiva ossessiva della sistemazione ossessiva,
giacché notoriamente il sadicissimo
super-io è solubile in alcool,
verso il nirvana.
Di quale nirvana si parla?
Quale principio sovrasta?
Gli istinti si miscugliano e la loro antica teoria,
non si sa decifrarli,
loro i lucentissimi, sede di carne.
li confonde bene con l’alcool. In mancanza
di realizzare l’occasione
paurosa l’alcool velleitario sigla e spinge
l’onnipotenza alta
velleitaria.
Dolore è lo scatto
di ritorno alla normoforia,
pessima disforia allora quando
il pensiero rigermina fra le due
troie,
la luce e la sindrome.