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da L’esercizio del sentimento

Gennaio 25, 2009

E macchie larghe nel verde a fiori gialli.
Dilatato il verde il fiore è giallo
nell’erba che veloce e immobile appena
trema, in tuffo accenna e
in modo indolente nella pozza adagiata che
si fa, veloce campagna, respiro lungo.

il respiro invece annida come improvvisa
primula all’interno, dove incolla insistente
ai finestrini scoppi gialli, in verde che
scompare come vuoti pozzi.
Da cui emerge
giallo il fiore che accompagna.

Intervallo di lampo e breve. Si tratta infatti
di un fatto sentimentale.
Resistenza adagiata fra due spazi precisi
dove lo scarto e l’improvvisa uscita è
l’accensione e il proposito di consumare
intero e arroventato il filo lungo e la corsia
esatta.

Seguiamo nei fiori gialli digressioni che il verde
riporta in uno spazio ambiguamente rettilineo e che solo
fa preciso il contagiri e l’ora, in falso appoggio, come
non richiesto pretesto e convenienza.
Tecnica d’equilibrio o in invito: tu e io, qui
moderatamente veloci e anche con l’idillio
della mezza luce: coscienza che il verde può coprire
il giallo ed essere anche lui, il vede, gelato nel buio.

Così è sentimentale anche lo sguardo gettato forzatamente
in avanti e controvoglia a catturare l’arrivo che
ogni svista mette pericolosamente in discussione ma che
strapperebbe dall’incontro col presente.
(C’è qualcosa che coincide come il guadagnare la pagina
e il coprirla di fantasma presenza e il piegarla
proprio come già allora la macchina in curva.)
E fa dire parola-omaggio, attimo e riposo: intervallo
che ci blocca tu ed io, qui dove chi procede dà
al verde e al fiore ormai chiuso la tua idea ocra
di morte e la seriosità complessa del silenzio.

È allora che avviene il dialogo binario, qual è
un monologo di parole a due corsie: le tue – le mie.
E io lo sento quando tu senti le mie e
nulla affiora e intanto segue parola a parola,
intenso e spesso quanto voglio dire
veloce e piano quanto mi vuoi dire.
Quasi ascoltassi tutto il detto oltre le labbra come
in maniera fra noi quasi ufficiale.

Sempre per ribadire il fatto come sentimentale.
E non così fra i due: Silvano-Pietro, entrando nella grotta
(dove ora dice quella freccia) a Costantino malato e
comunque avvicinandogli la mano. E
prende lei non così la mia mano: qui siamo noi due.
Lasciandoci il cartello del Soratte e sopra
il Monte.

Si inceppa e non scioglie la parole
e si procede a fianco di un ennesimo sorpasso,
fluidificando narrazioni di un mosaico di vita
anagraficamente vissuta: episodi.
Mentre vorrei essere sentimentale: vorrei
proprio lasciarmi andare.

Vorrei che tu mi venissi a cercare, qui
dove sono, qui vicino a te, ma non così mentre
le dita cercano il serio bisticcio fra il romantico e il
gotico a Orvieto. E ti dimentico per questo tuo
silenzio, attento in un raspo di capelli, o
nell’occhiata tanto poco distratta.

E si decide di comune accordo di vestirci
sempre più di parole, di mostrarsi anche, per eccesso,
tante più quanto sono le parole:
come viaggiando in un dizionario finché la zeta
appena un poco più trattenuta
vola via e non c’è più mutilazione
fra noi due.

Il tempo lo ottieni bloccando le parole e se siamo
in due non sei orfana e sola.
Ma non posso saltare e ridere
amare e correre.
Stai immobile a guardare.
Preferisco divorare il tempo
in un momento rendere sempre più incostante
l’infinito istante.

(Capelli che scivolano come fianchi
all’ormai buio della notte e che si aprono
e si voltano e aspirano gocce).

Ha le gambe molto lunghe
e scrolla col busto i capelli
e coi denti ora, lascia morsi sulle labbra
vistosi.
La fronte anche un poco si strizza offrendo
crepe e canali e sbucciature dove, e
di rimando, s’impiglia la cartolina notturna.

Così guida inghiottendo la notte che
scivola negli occhi e prima trovando rimbalzo
nelle grandi ente affumicate, occhi che
scoperti brillano per niente indifesi ma quasi ghiotti
e protesi un poco in avanti.

La ragazza che guardo e che mi siede vicino.
La ragazza che mi siede vicino e mi guarda lontano
mi offre l’occhio e la mano;
lascia cadere discorsi a frammenti,
scherza anche e un poco e fra i denti: uno scherzo
amaro che guadagna ora veloce ora piano,
premendo gli occhiali cambiando gli occhiali in
lenti chiare e accompagnando le spalle
alle parole che mi escono a esercizio del sentimento.

[...]

Aprile 21, 2008

Se scrivo rosa
e una rosa poi scompare… …;
se scrivo mare e
il mare poi, si va
ad abbassare…..;
se scrivo cielo
e il cielo poi,
diventa un buco nero….;
se scrivere è consumare.