Archivio per la categoria ‘lawrence ferlighetti’

AL MERCATO

Ottobre 15, 2009

Al mercato
Seattle inverno
Un omone barbuto di stracci
come Walt Whitman
immobile sotto la pioggia gelida
con un cane scosso da brividi
al collo un cartello di cartone:

HO PIU’ DI 70 ANNI
IL MIO CANE HA TER GAMBE
NESSUNO
CI VUOLE

La pioggia fitta scroscia
Il barattolo dei soldi non c’è

Ottobre 15, 2009

Così valicando montagne arcane
E lasciando cadere aghi di pino
in una busta

Ti mando
un po’ delle mie
ossa

Ottobre 15, 2009

Sì svegliati oh svegliati
poiché il sole che sorge
con il vento che sale
troppo presto
oh troppo presto
consumerà il nostro mondo orbitante

Ottobre 15, 2009

E “nel mezzo del cammino”
della mia vita
mi imbattei in me stesso

“in una selva oscura”
E ho riso + pianto + vissuto + sono morto

E non ho capito
niente

Ottobre 15, 2009

In seguito
mi dedicai al camminare
e intrapresi passi
che correggessero
le mie precoci
asinerie

Con l’unico risultato di
aumentare la mia fame

Ottobre 15, 2009

And when the white furze

stands up

on the dandelion stem

it is time

to blow

Ottobre 15, 2009

As morning

mocks its flowers

by becoming

Afternoon

Usi della poesia

Ottobre 15, 2009

A cosa serve oggi la poesia
A cosa serve Per cosa e’ buona
nei giorni e nelle notti dell’Epoca di Autocalisse
nella quale la poesia e’asfaltata
per farne autostade per eserciti di notte
come in quel paradiso al nord di Nicaragua
dove le promesse fatte nelle piazze
saranno tradite nell’interno
o nei campi tanto verdi
nel Centro Armi Navali di Concord
dove treni armati travolgono i dimostranti verdi
dove la poesia e’ resa importante dalla sua assenza
l’assenza di uccelli in un paesaggio estivo
la mancanza d’amore in un letto a mezzanotte
o la mancanza di luce a mezzogiorno nei piani alti
Perche’perfino la brutta poesia ha rilevanza
per quello che non dice
per quello che tralascia
E che cosa del sole che scorre
nelle maglie del mattino
che cosa delle notti bianche e delle bocche del desiderio
labbra che ripetono e ripetono Lulu Lulu
e tutte le cose nate con le ali che cantano
e pianti lontani lontani sulla spiaggia al tramonto
e luce sempre accesa su terra e mare
e caverne misurate dall’uomo
dove una volta scorrevano fiumi sacri
vicino a citta’ vicine al mare
nelle quali camminiamo e passeggiamo distratti
costantemente meravigliati
dallo spettacolo pazzo dell’esistenza
e tutti questi animali parlanti su ruote
eroi ed eroine con mille occhi
con cuori curvati e sopra-anime nascoste
senza piu’ miti da chiamare propri
costantemente meravigliati come anch’io sono
da questi bipedi a facce nude in abiti
questi comici improvvisatori
pallidi idoli nelle strade di notte
ballerini in estasi nella polvere dell’Ultimo Valzer
in quest’epoca di Autocalisse ingorgata
dove la voce del poeta risuona ncora distante
la voce della Quarta Persona Singolare
la voce della tartaruga
la faccia dietro la faccia della razza
un libro di luce nella notte
la voce stessa della vita come Whitman la udi’
una tenera risata selvaggia
(ah, ma liberarla ancora
dal word-processor della mente!)
E io sono il cronista di un giornale
di un altro pianeta
arrivato a riportare una storia terra terra
sul Cosa Quando Dove Come e Perche’
di questa sorprendente vita quaggiu’
e degli strani clown che la controllano
i curiosi clown che la controllano
con le mani sui davanzali
di tremende officine indemoniate
che gettano le loro ombre oscure
sulla grande ombra della terra
alla fine di un tempo sconosciuto
nel supremo hashish dei nostri sogni