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A Creta, con il Minotauro

Aprile 20, 2008

I

Nato in Portogallo, da genitori portoghesi,

e padre di brasiliani in Brasile,

sarò forse nord-americano quando starò là.

Collezionerò nazionalità come camicie che si tolgono,

si usano e si buttano via, con tutto il rispetto

necessario a un indumento che si indossa e che ha prestato servizio.

 

Sono io stesso la mia patria. La patria

di cui scrivo è la lingua in cui per caso da generazioni

sono nato. E quella di ciò che faccio e di cui vivo è questa

rabbia che ho di poca umanità in questo mondo

anche se non credo in un altro, e solo un altro vorrei che

proprio questo fosse. Ma, se un giorno mi scorderò di tutto,

spero di invecchiare 

prendendo un caffè a Creta

con il Minotauro,

sotto lo sguardo di dei senza vergogna.

 

II

Il Minotauro mi comprenderà.

Ha corna, come i saggi e i nemici della vita,

E’ metà bue e metà uomo, come tutti gli uomini.

Violava e divorava vergini, come tutte le bestie.

Figlio di Pasife, è stato fratello d’un verso di Racine,

che Valéry, il cretino, riteneva uno dei più belli della “langue”.

Padre di Arianna, l’hanno avvolto in un gomitolo con cui 

                                                                           s’è scorticato.

Teseo, l’eroe, e come  tutti gli eroi greci, un figlio di p…

gli ha riso sul muso rispettabile.

Il Minotauro mi comprenderà, prenderà un caffè con me, mentre

il sole scende sereno sul mare, e le ombre,

piene di ninfe e di efebi disoccupati,

si chiuderanno dolcissime sulle tazzine,

come lo zucchero che mescoleremo col dito sporco

per indagare sulle origini della vita.

 

III

E’ lì che voglio ritrovarmi dopo aver lasciato

la vita per il mondo in pezzi ripartita, come diceva

quel povero diavolo che il Minotauro non ha letto, perché,

come tutti, non conosce il portoghese.

Io pure non so il greco secondo le più sicure informazioni.

Converseremo in volapük, dato 

che nessuno di noi lo conosce. Il Minotauro

non parlava greco, non era greco.è vissuto prima della Grecia,

di tutta questa merda dotta che ci copre da secoli,

cacata dai nostri schivai, o da noi quando siamo

schiavi di altri. Al caffè,

ci diremo l’un l’altro i nostri dispiaceri.

 

IV

Con patrie che ci comprano e ci vendono, in mancanza

dio patrie che si vendano sufficientemente care da avere vergogna

di non appartenere ad esse. Né io, Né il Minotauro,

avremo alcuna patria. Appena il caffè,

aromatico e ben forte, non dell’Arabia o del Brasile,

della Fedecam, o dell’Angola, o di qualsiasi parte. Ma caffè 

tuttavia e che i, con tenerezza filiale

vedrò scorrergli dal mento di bue

fino alle ginocchia d’uomo che non sa

da chi ha ereditato, se dal padre, se dalla madre,

le corna ritorte che gli ornano la 

nobile fronte anteriore ad Atene, e, chi sa,

alla Palestina, e ad altri posti turistici,

immensamente patriottici.

 

V

A Creta, con il Minotauro,

senza versi e senza vita, 

senza patrie e senza spirito,

senza nulla, e nessuno, 

se non il dito sporco,

in prenderò in pace il mio caffè.