Archivio per la categoria ‘hans magnus enzensberger’

Canto sedicesimo (da La fine del Titanic)

Aprile 21, 2008

La fine del Titanic risulta agli atti.

E’ roba per poeti.

E’ garanzia di un alto tasso di defiscalizzazione.

E’ l’ulteriore conferma dell’esattezza delle tesi di Vladimir Ilič Lenin.

E’ data alla Tivù subito dopo la Domenica Sportiva.

E’ impagabile.

E’ inevitabile.

E’ meglio di niente.

E’ in congedo il lunedì.

E’ ecologica.

E’ colei che schiude la via verso un futuro migliore.

E’ arte. 

E’ creatrice di nuovi posti di lavoro.

e pian piano ci dà i nervi.

E’ brevettata.

E’ ancorata alle masse.

E’ arrivata a proposito.

E’ andata liscia.

E’ uno spettacolo la cui bellezza ci mozza il fiato.

E’ cosa che dovrebbe far riflettere i responsabili.

E ormai non è più quella di un tempo.

 

L’iceberg

Aprile 21, 2008

L’iceberg ci si fa incontro

inesorabilmente.

 

Vedi, eccolo distaccarsi

dal fronte dei ghiacciai,

dai piedi dei ghiacciai.

Sì, è bianco,

si muove,

sì, è più grande

di tutto ciò che si muove

sul mare,

nell’aria

o in terra.

 

Sogni mortali,

attraverso i quali una carovana

d’icebergs s’avanza:

“A oltre duecentocinquanta piedi

sul livello del mare,

i nuovi crepacciriflettono

dei colori,

colori che straordinari

e del tutto trasparenti appaiono”.

“Si direbbe il fuoco del sole

che nelle finestre

di cento palazzi

si specchia”.

 

Non è bene

pensare al peso

dell’iceberg.

 

Chi lo incontra una volta

difficilmente scorderà 

la sua presenza,

dovesse vivere cent’anni.

 

“Questo spettacolo

stimola l’immaginazione

ed empie tuttavia il cuore

d’un senso

d’involontario orrore”.

 

L’iceberg non ha futuro.

Si lascia andare.

Noi dell’iceberg

non abbiamo cosa farcene.

Non ha dubbi.

Non ha valore.

La confortevolezza

non è un suo pregio.

E’ più grande di noi.

Noi ne vediamo sempre e solo

la cima.

 

E’ effimero.

Non se ne fa un cruccio.

Progressi non ne fa,

eppure “allorquando,

come un’immane 

bianca

lastra di marmo

venata di sfumature blu,

tracolla e piomba,

il mare trema”.

 

Esso non ci riguarda,

procede laconico,

non ha bisogno di nulla,

non si riproduce,

suqaglia.

Di sé non lascia traccia.

Si scioglie alla perfezione.

Sì, è questa la parola giusta:

alla perfezione.

 

Denuncia di smarrimento

Aprile 21, 2008
DENUNCIA DI SMARRIMENTO

Perdere i capelli, i nervi, 
capite, il tempo prezioso, 
in una partita perduta perdere 
quota, lustro, sono dolente, 
non importa, perdere per un pelo, 
non interrompetemi, sangue 
perdere, padre e madre, 
ho preso il cuore a Heidelberg, 
senza battere ciglio, 
perdere ancora una volta, il fascino, 
della novità, acqua passata, 
i diritti civili, ahah, 
la testa, Dio mio, la testa, 
se proprio dev’essere, 
il paradiso perduto, per conto mio, 
il posto di lavoro, anima perduta, 
la faccia, anche quella, 
un molare, due guerre mondiali, 
tre chili di peso, perdere, 
perdere, sempre e solo perdere, anche 
le illusioni già da tempo perdute, 
beh se proprio ci vuole, taciamo 
sulla fatica perduta, 
ma da dove, il lume degli occhi 
dagli occhi, l’innocenza 
perderla, peccato, la chiave di casa, 
peccato,perdersi d’animo 
perdendosi tra la folla, 
non m’interrompete, 
la ragione, fino all’ultimo centesimo, 
se è per questo, ho quasi finito, 
la calma, il ranno e il sapone, 
perdere tutto in una volta, 
guai, persino il filo, 
la patente, e la voglia. 

 

fuga di pensieri

Aprile 21, 2008

Al momento tutto gira ancora,
tutto va bene,
fa il suo corso

Le nostre vittorie
ci sgusciano via
persino le nostre sconfitte
si sono rivelate fugaci

Precursori siamo noi
arrancanti dietro la posterità
o sopravvissuti, o rimasti,
in anticipo sul loro tempo

Anche la fine del mondo
è forse
soltanto un provvisorio

Al momento moriamo
in buona coscienza
nelle nostre sedie a sdraio

E poi vedremo

Poesia del guanciale

Aprile 21, 2008

Perché fino alla punta delle dita
sei presente, perché hai desideri,
per come pieghi i ginocchi
e mi mostri le chiome,
per il tuo tepore
e la tua oscurità;
per le tue frasi dipendenti,
i gomiti non prepotenti
e l’anima materiale
che nella fossetta
sopra la clavicola balugina;
perché sei andata
e venuta, e per tutto
ciò che di te non so
queste mie esili sillabe
son troppo poco – o troppo.

 

Feticcio

Aprile 21, 2008

Sempre soltanto

a quella peluria

pensa lui di notte

più esigua 

di una mano

e tolto questo

non pensa

ad altro

Non c’è

nient’altro

che quel cespuglio

che non c’è

Se l’immagina

scura

questa matassa di lana

comes’inarca

e si fa diafana

Addirittura sente

come crepita

sotto la pressione

della mano

Vede 

comes’increspa

nella luce

bionda nera

come luccica

folle

soffice e ribelle

e per il resto -

trascurabile

Vale a dire

Aprile 21, 2008
La gatta si chiama Kika
La nebulosa del Gufo nell'Orsa Maggiore si chiama M 97
Il procuratore si chiama Boeckelmann
Il dio si chiama Vishnu
La sedia si chiama sedia

Quando sente la parola Kika
la gatta si volta a guardare
Alla nebulosa del Gufo nell'Orsa Maggiore
chiamarsi non richiama nulla
Tutte le volte che allude a Boeckelmann
Boeckelmann dice io
La sedia se ne sta lì, di legno
e Vishnu tace

Il mentitore

Aprile 21, 2008

Io lavoro, mi diceva all’orecchio,

a cose totalmente futili.

 

La parola velluto per esempio,

non è come sentire del velluto?

Un che di morbido, di peloso

sulla lingua.

Si può dire?

Si chiama così? – Così cosa?

- Questo soffio lanuginoso nel Suo orecchio.

- Nel mio orecchio? – Lei rabbrividisce.

- E’ dunque a questo che Lei lavora! – Sì.

 

Se si nomina qualcosa, esiste,

si rigonfia, 

morbido e senza punte,

pura futilità,

come questo brivido

che è una parola

e non è velluto.

La vista

Aprile 21, 2008

Tu dici:

apro gli occhi e vedo quel che c’è

per esempio là sulla parete ’sta donna nuda

o qui davanti ’sta misera matita

o l’occhio che non smette di fissarmi – da ammattire

Chiudo gli occhi e vedo quel che non c’è

 

E’ così semplice

sei così facile da ingannare

 

In realtà sta a capo in giù la realtà

anche la tua testa anche il cinema nella tua testa

 

Come lo sai che l’occhio si muove e l’immagine è ferma

o che l’occhio è fermo e si muove l’immagine?

 

Sicuro è soltanto che lo scomparso non è scomparso

e il qui davanti non è qui davanti

 

Tu vedi il cinema oppure il film

l’occhio oppure l’immagine

 

Ed ecco perché non smetti di fissare la donna nuda

che non si muove

con gli occhi sbarrati – da ammattire

le donna che non c’è

e guardi a

’sto massacro al cinema

’sti oggetti che ti ballan davanti sul tavolo

 

E’ così semplice

sei così facile da ingannare

 

Oppure guardi in un paio di occhi in cui si rispecchiano i tuoi

in cui si rispecchia un paio di occhi in cui tu guardi

 

Apri gli occhi, prova, ciò che appare è scomparso

chiudi gli occhi e ciò che è scomparso riappare

 

Ma tu non te ne avvedi

Tu dici:

io apro gli occhi e vedo quello che c’è

ecc. ecc. ad infinitum