Il mondo procedeva senza guerre.
Voglio dire che io ero
mio padre. A gruppi la gente
andava per shopping:
non vi vedremo mai più.
È facile pensare che la luce
sia un espediente.
Ma devono crescere gli alberi.
Se solo ci fosse uno spazio.
Se tutto questo iniziasse
una vita diversa.
Ogni illusione è una idea di saggezza
non riconosciuta dal mondo.
Come le ombre, come le idee
frantumate dal sasso.
Si apprende presto ciò che non
ci riguarda.
Ritorno bambino per equilibrare
ciò che è giusto.
La memoria colloca sotto la pelle
la nostra storia:
si impara presto che ogni cosa
è spietata, se è ridotta
alla dissolvenza dei segni.
Trovo nel sogno un futuro
senza controllo.
divento diverso e rappresento
l’oscenità del tempo.
Un medico condotto ha l’anima
bucata: Baudelaire, non fuggo più.
Se brillano i fuochi.
Il cielo sferzato dalla fretta
procede con logica rigorosa.
Il premio, è un’anima vinta.
Resta l’astuzia.
Principio di sentiero
che porta a muri di rose,
ed è così che la costanza
diventa memoria.
Le stelle sono le stelle.
La luce cerca una traccia leggera.
Tutto quello che trovi alla
testa del paesaggio è tuo.
Andiamo in schiere
a trovare mio padre. L’ombra
è docile fra i tetti sporgenti.
Il giardino era colmo di fiori.
Gli oggetti, nella mia casa, hai
lasciato. Ogni idea. Ogni allegria.
Il tempo invecchia, fa invecchiare,
alla luce della presente realtà,
devo dire che tutto è una finzione.
[...]
Un alibi muove gli eserciti, gli
oggetti rubati.
Sono ritornato, amore, materia.
Il gelo segna il volo dei passeri.
E si ragiona attaccati all’
aria. Con accordo favoloso l’acqua
scivola e annienta la paura.
Le fondamenta attraversate da spazi
rendono inerme il discorso
della paura: fra fiori bagnati
la mente scaccia il mostruoso,
per gli abitanti affinati c’è
l’esercito della vita.
L’universo rende esatta ogni cosa.
Inutile terrorizzare la mente,
segni del caso solcano il vento.
La gente siede nell’ombra:
ma la coscienza impara quello che può
sopportare: è fiorita una primavera
gratuita, ed è chiarezza non servirsi
di un uomo.
Non c’è descrizione a causa
di una debole primavera.
Se dobbiamo impossessarci dell’
illusione, dobbiamo trascinare
sogni sulle spalle.
Attraverso il suono, giungi
ad avere qualcosa.
Fra i segni d’aria dichiaro
che sono oltre tutto questo.
Il bambino considera la cosa
che non avrà fortuna.
So che la via delle cose ha la stessa
caratteristica dell’anima.
Non avrei mai creduto
che il mondo fosse sempre lo stesso.
[...]
Alberi come li rappresenta la luce.
Sabotare la propria anima
a giorni alterni, per essere
meno spessi.
Le paure si asciugano
con lo stesso colore della terra:
come l’immagine
d’un’ombra che si intana fra le case.
Nei bordi di una povera erba.
In una bruciante giornata.
Questa potrebbe essere la notte,
non ricordare più niente.
Scoppio dalla voglia di dire
la verità, non voglio morire
per questo.
«Figlia mia, i colori dell’erba
sono sempre più verdi».
Se l’autunno ha un corpo, ti
accarezzo al gamba nuda,
la gente recita un dramma
felice esistenziale,
tra le navate degli alberi. Ci sono giorni
dal segno importante: rende
giustizia un elemento tondo.
Non dovremo aver paura, nel quartiere squadrato.
Il fumo dei fuochi è incapace
di far criticare la materia.
Per rifare l’adolescenza, le linee
del vuoto.
Dappertutto ci sono famiglie,
gli uccelli stanno nell’
aria con niente: se il secolo è una
luna d’inverno gli antichi avevano
paura: non gettate, dicevano,
il meglio della mente.
Attraverso l’autunno come una bestia
da soma.
Se tutto questo ha la stessa importanza
vorrei liberare mio padre
con un segno ingegnoso.
Il ritmo del sonno non va oltre:
il poeta è allegro nel punto
in cui il sole batte contro gli alberi:
era un canto minaccioso,
e questo pezzente arranca
fra i portali di un dolce cinquecento:
«no» dice «non voglio avere coscienza
del sonno perduto».
Se questo è un indolente canto di morte,
la costante della memoria
parla di una parte stroncata:
e questo è il nome
della malinconia del futuro.