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Dialogo con Herz

Aprile 18, 2008

“Fui preso dal terrore divenendo lepre

e accettare,poi, entrò nelle abitudini.”

“Fosse vero potrei uccidermi.” “Quale è

il destino delle lepri?” “La morte semplice.”

“Mi prendeva una paura rivoltante, squittivo,

di notte, e brucavo le foglie, di cavolo

e di tabacco. D’inverno consumai le riserve.”

 

“Non voglio divenire lepre,ma uccello

e impigliarmi tra le spine.” “La lepre muore

di freddo, di fame, di vecchiaia o fucilata.

Basta agli uccelli, spesso, un forte

vento notturno, tramontana tra le anitre

congelate.” “Herz,” disse sulla terraza,

“verremo risucchiati da una grondaia in un giorno

di pioggia, emblema di violenze.”

 

“Desideravo da tempo muovermi

tra gli alberi: divenire uccello e nel

fogliame estivo scoprire il cunicolo,

giungere al fondamento.” “Toccare le radici

e leccare sostanze nutritive.” “La vecchia 

abbaia,” hai detto, “e lo scemo ha urtato

il muro, con la ruota. Stizzito solleva

la maschera dalle pietre e ricade nell’incertezza

di un universo in furioso divenire.”

 

“Scivolo nuotando tra alghe pericolose.

Affondo in fitte vegetazioni, ricoperto

di formiche e di foglie. Mastico piume,

è quasi la conoscenza: con la luce

del giorno tra le fessure e la polvere

che si alza in un formicolìo di protezione

e di salvezza.”

 

Per i capelli ci afferra il vento, è vero,

dietro la nuvole si arresta un cielo specchiante:

nell’ombra maculata lo raggiunge la voce di Herz.

La sera, in terrazza, continuarono, felici:

“Avrà mai fine l’arbitrio del giorno e della notte?”

***

Aprile 18, 2008

per caso mentre tu dormi

per un involontario movimento delle dita

ti faccio il solletico e tu ridi

ridi senza svegliarti

così soddisfatta del tuo corpo ridi

approvi la vita anche nel sonno

come quel giorno che mi hai detto:

lasciami dormire, devo finire un sogno.