nell’anno novecento e ottanta e due,
sul principio del mese di novembre,
gabbati i santi, e gabbati anche i morti;
tra le ore diciassette e le diciotto,
questo settimo giorno, che è domenica,
io qui presente sottoscritto, in Como,
dentro i locali della Media Foscolo,
novanta e nove di via Borgo Vico,
pubblicamente dichiaro e certifico
che per sempre rinunzio all’universo:
testimoniate per me, per un’ora,
e per un’ora, con me, vigilate:
se oggi chiudo e sbaracco e mollo e stacco,
getto la spugna e faccio il punto e a capo,
sarà perchè tengo ragioni buone,
che tutte non le vengo a raccontare:
[...]
dico che lascio parole d’amore:
dico quelle che scrissi e che non scrissi,
dico quelle che dissi e che non dissi,
quelle pensate e quelle non pensate,
ma che, a pensarci, però, ci pansavo:
quando avrò lingua di cenere a polvere,
con quattro corde di vermi vocali,
ci potrà fare, quella, il suo conforto:
quando è finito ogni gesto d’amore,
dopo i baciari e dopo i carezzari,
e dopo gli abbracciari e gli avvinghiari,
e poi, dopo gli stringeri e i leccari,
e dopo, ancora, i succhiari e i pompari,
dopo i fellari e dopo gli iorrumari,
e, in tutte pose, tutti quanti i fotteri,
e, finalmente, tutti gli orgasmari,
così con uomo, e anche così con donna
così con altro, e anche così con me,
in quel fiato che ancora può soffiare,
se un soffio soffia, è un soffio di parole:
e così amore finisce in romanza,
e si chiude in canzone e cantilena;
amore muore in strambotto e in rispetto,
spira in stornello, in elegia,in sonetto:
[...]
la vita ci consuma, e come un’acqua
che si arrotonda le più quadre pietre,
così ci rode e morde e spolpa e spompa
e spoglia e sbuccia e succhia, e ci smidolla:
noi, l’uomo vivo, fa di pasta frolla:
e, comeun ghiaccio, che nel caldo ammolla,
scioglie i muscoli e i nervi in trista colla,
mentre ci svena il sangue a bolla a bolla:
guardate agli occhi miei, che un velo vela,
quasi sbavata nebbia sopra un vetro:
guardate al polso mio, che forte, trema,
quasi criceto o acciuga, in rete o in gabbia:
sopra la pelle mia, scriba tenace,
il tempo ha inciso, con la sua lancetta,
lungo e largo, alto e basso, in furia e in fretta,
la sua firmetta netta maledetta:
[...]