da Erotopaegnia

By greta rosso

afferra questo mercurio, questa fredda gengiva, questo miele, questa sfera

di vetro arido; misura attentamente la testa del nostro

bambino e non torcere adesso il suo piede

impercettibile:

nel tuo capezzolo devi ormai convertire

un prolungato continente di lampade, il fiato ossessivo dei giardini

critici, le pigre balene del ventre, le ortiche

e il vino, e la nausea e la ruggine;

perché ogni strada subito

vorrá corrergli incontro, un’ernia ombelicale incidere

il suo profilo di fumo, qualche ippopotamo donargli

i suoi denti di forfora e di fosforo nero:

evita il vento,

i luoghi affollati, i giocolieri, gli insetti;

e a sei mesi egli potrá raddoppiare il suo peso, vedere l’oca,

stringere la vestaglia, assistere alla caduta dei gravi;

strappalo dunque alla sua vita di alghe e di globuli, di piccoli nodi,

di indecisi lobi:

il suo gemito conquisterá le tue liquide ferite

e i suoi occhi di obliquo burro correggeranno questi secoli senza nome!

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