Fotografia

Ottobre 16, 2009 di greta rosso

M’attira il tuo sorriso come
Potrebbe attirarmi un fiore
Fotografia tu sei il fungo bruno
Della foresta
La sua bellezze
I bianchi sono
Un chiaro di luna
In un pacifico giardino
Pieno d’acque vive e d’indiavolati giardinieri
Fotografia tu sei il fumo dell’ardore
La sua bellezza
E ci sono in te
Fotografia
I toni illanguiditi
Vi si sente
Una melopea
Fotografia tu sei l’ombra
Del Sole
Tutta la sua bellezza

Corni da caccia

Ottobre 16, 2009 di greta rosso

La nostra storia è nobile e tragica
Come la maschera d’un tiranno
Niente drammi rischiosi o magici
Nessun dettaglio indifferente
Rende il Nostro amore patetico

E Thomas de Quincey mentre beveva
il docle e casto veleno dell’oppio
Andava sognando la sua piccola Anna
Passiamo passiamo poiché tutto passa
Spesso mi volgerò indietro

I ricordi sono corni da caccia
Il loro rumore muore nel vento

Il sorriso di Leonardo è una rosa esausta

Ottobre 16, 2009 di greta rosso

A José Dario Màrquez


Sopportando il peso di una sola colonna e tuttavia
Schiacciato dal cielo grigio e impercettibile di Firenze
Osservando una colomba     una goccia di luce nel fogliame
L’ombra di Brunelleschisul tavolo vuoto
Ma chiuso per sempre dentro un uovo di acqua e terra
Come il pennello di Piero    come la schiuma
Come la morbidezza    il rumore del sangue nel drappeggio della Madonna
Ma cercando un varco un interstizio celeste fra le nuvole
Immaginando un oggetto impossibile
Una maschera di carta bruciata dietro un angolo di strada
Come se l’uragano viaggiasse su binari di diamante
Dicendo per esempio oggi è chiuso
Il bar accanto e poi il burro
Basta appena per continuar a vivere e raggiungere l’uscita
Urlando che sono triste sono triste
Insultando il mappamondo la cupola sublime
Quando invece è vero che non desidero nulla non me ne importa niente
fuorché fumare tranquillamente sulla sponda del letto
Come da piccolo quando facevo colazione guardando in avanti
Mentre il cuore che cretino il mio cuore
Cresce e cresce come un tumore di velluto
Pensando che stronzo il cielo che merda la vita
Le nubi grigie gli escrementi l’immondizia
E piangendo amaramente in riva all’Arno fino a cadere esausto
Come Petrarca o come Dante senza rivedere il tuo ombelico
Ma trascinando fra la gente una tunica accesa
Scrivendo inutilmente che ti adoro sul muro di fronte
Disegnando il mondo intero sullo specchi del barbiere
Davanti ai tuoi occhi aperti e tuttavia coperti
Da filamenti di cotone serale
Che né le mie mani né le mie lacrime riescono a dissipare
Ma senza una tazza di caffè caldo
Senza una sigaretta né una stella in tasca
E nessuna voglia di guardare ancora avanti
Entrando e uscendo dallo stesso cinema tiepido come un ventre di elefante
Spargendo rabbia e silenzio sopra un sfera gialla
Su qualsiasi oggetto rosa e palpitante
Assoggettando la prospettiva il torrente della vita in uno sguardo solo
Chiedendo aiuto balbettando implorando
Come naufragato sotto il letto scomposto
Come se il tuo corpo fosse soltanto una parola
In una poesia che non comincia e non finisce
Come se non bastassero un biberon e uno scheletro
per continuar a vivere fra righi e righi
A dirti di nuovo che ti adoro ti adoro ti adoro
Che il tuo cuore e il tuo sesso sono la medesima cosa con sapore di paradiso
Vedendo crescere la cipolla la disperazione la lussuria
Il circolo di Minosse nella folla e nella mano
La confusione che domina fra gli uomini come un pizzo insanguinato
Il mito pel progresso più infame e più antico della morte
seguendo con un filo di saliva fino alla fine del labirinto
Un sassofono di carne e ossa il cui suono invecchia
Mentre cala il sole e l’elettronica inizia
La sua miserabile danza intorno alla mia testa
Guardando infine lo stesso cielo blu disabitato
E pensano che sono matto che non potrò mai raggiungerti
Che dopo tanti sforzi tante battaglie perse
Non ci sarebbe niente di strano se al posto della tua Bellezza
Trovassi sul cuscino un soldato che agonizza
Intestini e fiori vivi sotto i jeans consumati
I capelli per terra la pupilla fra le nubi
Ma senza alcuna speranza accarezzando l’immondizia
Un ultimo canto alla Materia alla divina Energia
Prima di venire tramutati ancora nin una macchina inutile
La testa appoggiata a un muro di cenere
Pensando poveracci il mio cervello è d’oro puro
Il mio cuore di velluto il mio sesso di cristallo
Deciso a morire per una rosa ma in un campo minato
Con mitragliatrici e cannoni veri
Contro la stupidità contro la tristezza
Ma senza alcuna speranza quasi senza batter ciglio
Né aprire al porta del bagno per non vedere il mio futuro
Il coperchio del water lo spazzolino da denti la pomata
E ricordare che oggi è lunedì e che l’amore è nulla

Primavera di fuoco e di cenere al Cinema Rex di Roma

Ottobre 15, 2009 di greta rosso

Una maledetta oscurità si aggira
Attorno a me gira
La cipolla
La nevrosi
Il comune di Roma
L’aria sa di celluloide
E il cuore
Non sembra cattivo ma picchia forte l’animale
Assomiglia a Marlon Brando quando sputa
L’animale
Leone in brandelli
Vagheggiamenti
Biciclette e manifesti
Rantola il sassofono
Sgocciola il tempo sullo schermo
Non ho pace né uscita
Soltanto un fiotto di luce lassù
(La cabina di proiezione è vuota)
Ho gli occhi
Ma non gli occhiali
Ho le unghie
Ma non ho le mani
Ho i denti
Mai luccicanti però
Non parlo dell’amore né del nulla
Voglio solo conscere i miei intestini
Nascosti come pesci
Fra il cuore e il giallo pancreas
Dopo tutto
E’ un film a colori il mio corpo
Non ho tempo di sapere altro
Attorno a me gira
Un cielo che non è mio
Si aggira
Una divina schiuma di acqua sporca
La musica di Bach
La stupidità
La primavera
Distribuisco capelli
Palloncini
Pezzettini di labbra
Stelle filanti
Accumulo dispiaceri
Sonagli
Papaveri
E cartoline
Non mi sembra che l’orina sia un granché
Ma neanche una vergogna
Ad ogni modo
Si tratta di una sfera
Curiosamente soave e radiosa
Non ho la tosse ma la schiuma mi assilla
S’immagina Lei
La luna
La temperatura
La camera in fiamme
E io col pigiama
Non dico sciocchezze
Oggi come oggi
La masturbazione non ha limiti
Io per esempio
Non ho più mani né parole
Non so più che fare per calmare la mia infanzia
Mi esce latte dagli occhi
Forse perché non ho lacrime
O perché penso troppo
In più
La follia è contagiosa, lo sapeva?
Un rettile di innumerevoli zampe
E di migliaia e migliaia di teste
Ognuna con la febbre e la tosse
Come me
Fra gli intestini e il pancreas fuso
Ognuna di carne e ossa
E a volte
Perfino di velluto
E non è che pensi troppo
La verità è ancora più spaventosa
Un film a colori che comincia
Con gli occhi al cielo
E finisce
Con gli occhi sotto terra
E il cuore che non sembra cattivo
Ma picchia forte l’animale
Non ho luce né uscita
Le porte sono chiuse e non ci sono finestre
Le pareti sono d’osso
Lo schermo di cenere
Una maledetta oscurità attorno a me gira
Si aggira
Chi sa chi ho accanto
Chi sa chi è
Che tocca il mio glande rosa
Non so più che fare per calmare la mia infanzia
Mi perseguita con un cucchiaio
Un barattolo di marmellata
Un bagliore sotto chiave
E me rinchiuso
Che cerco un’uscita
Una porta d’emergenza
Il film è bruttissimo, non crede?
Gli attori orribili
Il comune di Roma
Un disastro
(La cabina di proiezione è sempre vuota
Il film a colori va avanti
La musica di Bach
La stupidità
La primavera)

Corpo di carta

Ottobre 15, 2009 di greta rosso

Scrivo orecchie soltanto orecchie
Non so perchè ma non scrivo unghie
Né cuore né ciglia
Non so se scrivo o se soltanto respiro
Non distinguo più l’inverno
e il bianco della carta
E quando getterò nel camino
Questa pagina vuota
Si bruceranno pure i miei dubbi
Le mie orecchie e le mie unghie
Precipiteranno in cenere
Il mio cuore e le mie ciglia?

Corpo malinconico

Ottobre 15, 2009 di greta rosso

se il cuore s’annebbia il cuore
Il fiore carnale dell’oppio che assopisce
La nostra vita il lustro del dolore scaglia
Il cervello nell’ombra e reni
Fegato intestini e perfino le labbra
Il naso e le orecchie si rabbuiano
I piedi divantano schiavi
Delle mani e gli occhi s’inumidiscono
Il corpo intero soffre
Di un’antica malattia viola
Il cui nome è malinconia e il cui emblema
E’ una sedia vuota

Metamorfosi

Ottobre 15, 2009 di greta rosso

inutile che ti pianga ora
se più tardi il tuo cadavere
sì muterà in proiettile
il proiettile in soldato
il soldato in piombo
il piombo in pesce
il pesce in acqua

inutile che ti pianga ora
se più tardi l’acqua
si muterà in pesce
il pesce in piombo
il piombo in soldato
il soldato in proiettile
il proiettile in cadavere

AL MERCATO

Ottobre 15, 2009 di greta rosso

Al mercato
Seattle inverno
Un omone barbuto di stracci
come Walt Whitman
immobile sotto la pioggia gelida
con un cane scosso da brividi
al collo un cartello di cartone:

HO PIU’ DI 70 ANNI
IL MIO CANE HA TER GAMBE
NESSUNO
CI VUOLE

La pioggia fitta scroscia
Il barattolo dei soldi non c’è

Ottobre 15, 2009 di greta rosso

Così valicando montagne arcane
E lasciando cadere aghi di pino
in una busta

Ti mando
un po’ delle mie
ossa

Ottobre 15, 2009 di greta rosso

Sì svegliati oh svegliati
poiché il sole che sorge
con il vento che sale
troppo presto
oh troppo presto
consumerà il nostro mondo orbitante